Sabato 26 novembre, nella sala congressi dell'università Federico II, in via Partenope a Napoli, si è  svolto il convegno su

"Emozioni e Relazioni che curano: un approccio integrato alla guarigione".

L'evento è nato dalla collaborazione  del S.A.E. - gruppo locale di Napoli, della Fondazione Betania e dell'ARES. Moltissimi i presenti (più  di 340 i convegnisti accreditati) alla doppia sessione prevista dal programma. Le relazioni sono risultate di alto livello e hanno catturato l'interesse del folto pubblico per la loro varietà.

Il convegno si è  aperto con una lectio magistralis del professore Baldascini (presidente dell'Associazione Psicologi Napoletani) ed è  proseguito con un contributo molto coinvolgente del professore Salvatore Ferrara ( direttore dell'Istituto per l'Approccio Centrato sulla Persona). In generale, hanno colpito per la loro efficacia gli interventi che fanno riferimento all'esperienza dell'ascolto e che richiamano gli studi rogersiani (il citato Ferrara; il pastore Sergio Manna, docente di Pastorale Clinica c/o la Facoltà  teologica Valdese di Roma; la  dottoressa  Paola Arcadi, docente c/o la facoltà di Scienze Infermieristiche dell'Università Statale di Milano). Molto interessanti anche i contributi riferiti alla qualità  della nutrizione ai fini del benessere della persona (dottoressa Giusi Messina; dottore Ennio Battista).

Rilevanti le testimonianze autobiografiche (come quella del professore Baglio, responsabile del S.A.E. di Napoli, che ha insistito sulla fede come "motore" e sull'umorismo come "pratica" che gli hanno consentito di affrontare la malattia e di accelerare il processo di guarigione), e quelle relative alle esperienze professionali (tra le quali si segnalano i contributi della dottoressa Anna Urbani, psichiatra, che ha evidenziato i buoni risultati ottenuti con la realizzazione di un progetto coristico che ha coinvolto i pazienti affetti da disturbi mentali in una struttura ospedaliera di San Dona' del Piave, e del dottore Fabio Ambrosini - clown terapeuta -, che ha illustrato la necessità  di recuperare il valore del corpo, spesso dimenticato, per realizzare a pieno il benessere della persona e che è stato capace di rendere protagonista del suo intervento un pubblico molto divertito e partecipe.

Significativo anche l'apporto offerto dal dottore Riccardo Muschera', membro della Comunità di Sant'Egidio, che ha riferito sull'impegno che la sua comunità svolge nelle zone periferiche di Napoli a sostegno dei disabili e degli anziani e sul valore della preghiera.

In occasione del 500° anniversario della Riforma protestante, il SAE di Napoli, in collaborazione con la Facoltà teologica dell'Italia Meridionale, organizza il convegno su:

LA RIFORMA E LUTERO NELLO SPIRITO DI RESPONSABILITA' ECUMENICA

L'evento si svolgerà il 26 ottobre nell'Aula Magna della PFTIM - sezione San Tommaso, dalle ore 15.30 alle ore 18.30.
Relatori:
           prof Paolo Ricca, Facoltà Teologica Valdese, Roma
           prof Pierluigi Cacciapuoti, PFTIM, Napoli
           prof Mario Iadanza, PFTIM, Napoli.

 

Bellissima serata Lunedi' 26 settembre a Caserta, con Mons. Nogaro e il Pastore Traettino! l'impeccabile Lucio Baglio, Responsabile SAE Napoli, ha gestito le emozioni che, difficilmente, sono state trattenute. Fantastico sentire i ragionamenti fondersi in un percorso Unico! ecco un estratto dei due interventi!

Pastore Raffaele Traettino, Chiesa della Riconciliazione, Caserta

Atti degli Apostoli cap. 10

Svilupperò la mia riflessione, avendo presenti tre eventi, tre "pentecost", tre date salienti nella mia esperienza esistenziale.
Nel primo evento, quello raccontato nel capitolo 10 degli Atti degli Apostoli, cosa ho notato?
a. si tratta della storia di una "conversione cruciale", quella del centurione Cornelio, raccontata - fatto in sé significativo - subito dopo la conversione di Paolo ( cap. 9), e che divide l'intero libro degli Atti in due parti: il vangelo annunciato ad Israele; il vangelo annunciato ai pagani.
b. Dio prepara i cambi della storia ( mentali e culturali) con delle “irruzioni” “visitazioni” speciali. Giovanni XXIII diceva: “a colpi di Spirito Santo"! Per preparare e introdurre le "svolte" che partoriscono le grandi novità. Questa "svolta" avrebbe avviato - non senza traumi per la chiesa nascente - una rivoluzione nella comprensione del disegno di Dio, sia per lil popolo di Israele che per l'umanità! Dunque, per "accompagnare" la svolta, Dio interviene direttamente, in modo soprannaturale. Prima con Cornelio; il giorno dopo con Pietro. Quello che mi piace chiamare "l'Angelo della promessa" visita prima il centurione Cornelio ( assunto qui come "tipo" di tutta l'umanità "altra" da Israele, verso la quale è ormai rivolto il vangelo. poi Pietro. "Alzati Pietro; ammazza e mangia". Ma Pietro rispose; No assolutamente, Signore, perchè io non ho mai mangiato nulla di impuro e di contaminato". E la voce parlò una seconda volta: "Le cose che Dio ha purificato, non farle tu impure". E' il superamento/apertura definitivi della "frontiera" attraverso la quale, dopo Cornelio; tutti quanti noi saremmo passati! Nella mente e nel cuore di Pietro è in corso una rivoluzione che avrebbe prodotto un cambiamento radicale nella sua teologia, nei suoi "paradigmi" mentali. Un cambio radicale di ecclesiologia, diremmo oggi. E tutto questo, per la spinta, l'accelerazione impressa dalla "visitazione" dello Spirito Santo!
c. La conferma del "battesimo nello Spirito Santo". Ma il turbamento "scatenato" dalla visione e dalle "parole" ricevute, in Pietro deve essere aiutato..2Mentre Pietro stava ripensando alla visione, lo Spirito gli disse: "Ecco tre uomini che ti cercano. Alzati dunque, scendi e va' con loro, senza fartene scrupolo, perchè li ho mandati io" (19-20). Segue la visita alla casa di Cornelio e il loro dialogo. "Voi sapete come non sia lecito a un giudeo di avere relazioni con uno straniero e di entrare in casa sua", ma Dio mi ha mostrato che "nessun uomo deve essere ritenuto impuro o contaminato". (28). E "Allora Pietro, cominciando a parlare, disse: "In verità comprendo che Dio non ha riguardi personali; ma che in qualunque nazione, chi lo teme e opera giustamente gli è gradito". (34) Questa è la parola che Egli ha diretta ai figli di Israele, "portando il lieto messaggio di pace per mezzo di Gesù Cristo. Egli è il Signore di tutti" (36). Segue la "proposta" della salvezza e l'annuncio per cui "... chiunque crede in Lui riceve il perdono dei peccati mediante il suo nome" (43). Infine, a suggello divino della caduta finale del "muro di separazione", della grande novità spirituale - come per una nuova Pentecoste - "il battesimo nello Spirito Santo" (44-46). Allora essi lo pregarono di rimanere alcuni giorni con loro.
d. un inizio pieno di conseguenze. Il concilio di Gerusalemme porterà l'eco di questo evento e sarà lo snodo teologico attraverso il quale passerà la presa di coscienza definitiva della portata universale, "cattplica", dell'opera della salvezza e del messaggio cristiano, Nel corso della discussione tra quanti vogliono ridurre la portata del vangelo ai soli giudei - il "partito di Giacomo" -, i giudei- cristiani- e quanti, come Paolo in particolare, operano già con la comprensione dell'orizzonte allargato a tutta l'umanità (....), Pietro si alzerà, pensando alla Pentecoste di Cornelio, e dirà: "Fratelli, voi sapete che all'inizio Dio scelse tra voi me, affinchè dalla mia bocca gli stranieri udissero la Parola del vangelo e credessero. E Dio, che conosce i cuori, rese testimonianza in loro favore, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; e non fece alcuna discriminaszione fra noi e loro, purificando i loro cuori mediante la fede. Ordunque, perchè tentate Dio, mettendo sul collo dei discepoli un giogo che nè i padri nostri nè noi siamoin grado di portare? Ma noi crediamo che siamo salvati mediante la grazia del Signore Gesù allo stesso modo di loro ".( Atti 15, 7-11). Si tratta dunque di un inizio pieno di conseguenze.

Per il secondo “evento” ho presente una mia esperienza personale.
Preparazione. Invito di Matteo Calisi, un leader carismatico, per la celebrazione del 25° anniversario dell'inizio del Rinnovamento carismatico. Mi riservai di consultare i fratelli e di pregare. Mentrew ero in preghiera, una visione: “Mi trovavo in una stanza buia.... sI apriva una porta....dalla quale usciva una gran luce.... e una voce - pensai fosse il Signore – che mi invitava ad entrare... “. Dopo avere consultato i miei fratelli, decisi di accettare e mi recai alla Pentecoste di Bari...
a. Pentecoste '92, a Bari. La vigilia di Pentecoste, a Bari, Dio mi incontrò ancora, nella stanza di albergo in cui ero ospitato: “Domani laverai i piedi a uno dei responsabili del Rinnovamento carismatico!”. Signore – risposi- non è possibile! Cosa significa? Cosa capiranno i cattolici e come la prenderanno i miei fratelli evangelici? “Tu lo sai, Signore, che non è lecito a un evangelico conservatore nel nostro paese associarsi ai cattolici (cfr Atti 10,28), e che già solo la mia visita sarà oggetto di discussione e causa di confusione. Ora mi chiedi perfino di andare a lavare loro i piedi?! “Sono io che te lo chiedo, figlio mio!” Mi disse allora il Signore. Cercai di resistere al Signorew, ma Egli mi avvolse della Sua presenza e della Sua forza di convinzione, e mi espugnò. Mi vinse ed io mi lasciai vincere. “Tu sei il mio servo, ama col mio cuore... riconosci la mia azione nella loro vita: la nuova nascita, il battesimo nello Spirito Santo...” Quando andai alla parola, lessi: “Chi ama suo fratello rimane nella luce e non c'è nulla in lui che lo faccia inciampare” (II Gv 2,10). La guarigione, una guarigione profonda era all'opera nella mia anima e nel mio spirito.Lo Spirito di Dio mi stava toccando, guarendo, illuminando. Il mio cuore era intensamente riscaldato dentro di me ed ero avvolto dal senso tangibile della presenza di Dio. “In verità comprendo che Dio non ha riguardi personali; ma che in qualunque nazione ( ed io pensai. quanto più se è una denominazione cristiana!), chi lo teme e opera giustamente gli è gradito” (Atti 10, 34-35).
Quando fui davanti alla folla variopinta dello stadio san Nicola, in quel pomeriggio assolato del giorno di Pentecoste del '92, lo Spirito di Dio scese sopra di me. “La Pentecoste è frontiera. Lo Spirito Santo è Spirito di frontiera. Il movimento pentecostale, evangelico e cattolico, è alle sue radici e nella sua natura più profonda, movimento di frontiera, movimento per l'unità...” La folla era ora in piedi ed acclamava Gesù Signore e Re della vita personale e della Chiesa.
Le mie mani lavavano ora i piedi di frate Antonio. Le lacrime mi riempivano gli occhi attoniti, mentre avvertivo il calore delle braccia del mio fratello intorno alle mie spalle e il suo volto poggiato sul mio capo. Piangeva.... come piangeva! Fu un attimo lunghissimo. Ci trovavamo abbracciati, intensamente uniti nel cuore. La folla magnificava Dio nello Spirito e Lo lodava applaudendo! Con tutto il cuore l'adorava. Fu un appuntamento divino. Eravamo entrati per la porta che lo Spirito aveva aperto. La sua presenza tangibile e l'opera profonda di guarigione operata in tutti noi furono chiaro segno sdella Sua approvazione. E ricordai: “Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiamo creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio? (Atti 11,17).
b. Nell'autunno del '92 a Terlizzi, ospiti di una casa francescana.
La formazione della Consultazione Carismatica Italiana (1992-2002)
Mentre adoravamo, una visione. “Apparvero davanti ai miei occhi due campi separati da filo spinato, c'era filo spinato dall'una e dall'altra parte.Tra questi due fili spinati c'era un sentiero, su questo sentiero c'era un uomo che camminava e ogni tanto gli abiti venivano strappati dalle spine del filo spinato e usciva sangue, a volte, anche brandelli di carne saltavano. E l'eco interna nel cuore ... come se anche pezzi di cuore saltassero, la via dolorosa nella quale quest'uomo camminava. Poi questo sentiero andava avanti, e in fondo ... Lì in fondo c'era una croce. Oltre la croce, una grande luce... Lì terminava il filo spinato e oltre i due campi e la croce un unico campo”.
C. Rimini '96-Richiesta di perdono e bacio dei piedi dei leaders del Movimento Carismatico.
Seguirà un periodo di silenzio, sia da parte evangelica che cattolica. Ricordo la Dominus Jesus, in particolare! Poi – in continuità con l'azione e le relazioni avviate dal CCI – a Buenos Aires, con il pieno supporto del cardinale Bergoglio, nasce il CRECES (Comunione Rinnovata di Evangelici e Cattolici nello Spirito Santo), a cui va il merito di avere organizzato l'incontro storico del 2006 al Luna Park di Buenos Aires. Con Matteo Calisi e Julia Torres, sono presenti padre Raniero Cantalamessa, quattro tra i pastori maggiori del mondo evangelico argentino, Marcos Witt e – in modo del tutto speciale – il cardinale Bergoglio.

Per il terzo evento ricorderò la visita di papa Francesco a Caserta.
(quella a cui mi piace pensare come la “pentecoste” di Caserta del 28 luglio 2014)
Il cardinale Bergoglio, all'indomani della sua sorprendente elezione a papa, mi inviterà a visitarlo.Seguiranno altri incontri nei quali potemmo ragionare dei rapporti tra pentecostali e cattolici, soprattutto in Italia, e preparare il terreno che lo avrebbe portato a chidere perdono ai pentecostali, a visitare la nostra città, la nostra casa e la nostra comunità. Nella mia Introduzione al libro di Nogaro e Tanzanella “Francesco e i Pentecostali”, commentando in particolare l'eco all'episodio di Cornelio, presente nel testo di Nogaro, ho scritto: “Come Pietro, Francesco, interrompendo un costume consolidato, si muove con libertà e coraggio verso la casa dell'uomo timorato di Dio, anche se “diverso”. Come Pietro, egli guarda al “sigillo” della presenza e dell'azione dello Spirito Santo per l'esplorazione e la conferma (dove soffia) della volontà di Dio. Come lui, è pronto a muoversi sulla frontiera e alla periferia di una Chiesa in uscita, desideroso sempre di allargarne i confini ... Una Chiesa, certo creatura della Parola e dello Spirito, ma come uno “spazio” sempre più ampio, in cui discernere e costruire “l'unità nella diversità” della Chiesa di Cristo; la koinonìa dei cristiani intorno all'unico Signore Gesù Cristo: una “rivoluzione”, una novità assoluta rispetto a buona parte della dottrina e della prassi tradizionale ... Ne consegue, nel clima inaugurato dalla “globalizzazione”, una concezione della Chiesa sempre più compiutamente “cattolica” (universale). E al centro di tutto “il vangelo intatto e infallibile”, la “persona di Cristo”. E continuando: “La grande novità di papa Francesco è dunque quella di sentire chiaramente che al centro di tutto c'è la persona di Cristo. Non la chiesa, non la dottrina, non la religione”. Quello che conta è Gesù! Gesù è “più grande del tempio”, “il Figlio dell'uomo è Signore del Sabato” … Anzi! Gesù stesso è il tempio! Gesù stesso è il Sabato... L'unica vera religione è la fede in Gesù Cristo! Egli è il Salvatore di tutte le genti! Al centro di tutto c'è Cristo! “La chiesa ha come unico scopo presentare Cristo e agire come Gesù”. Egli è il Signore! Alla gloria di Dio Padre!

 

S.E. Raffaele Nogaro

Atti degli Apostoli 10,10 (Gesù è il Signore di tutti)
Il capitolo X degli Atti degli Apostoli è qualcosa di straordinario per tutti. Suo momento centrale è l'affermazione: "Gesù Cristo è il Signore di tutti": al di là di tutte le religioni, le Chiese, le culture. L'espressione di questa grande verità di vita ci illumina, ci restituisce serenità e ci infonde il coraggio di andare avanti, perchè abbiamo la certezza interiore di potere affrontare e superare ogni ostacolo. Questo principio è ben chiarito dallo sviluppo dell'intero brano. Innanzitutto noi troviamo un Dio che fa memoria delle nostre buone opere, come uomini e come donne; si ricorda di ciò che facciamo di bene: le nostre preghiere, le nostre elemosine, il nostro essere buoni con tutti. Anche se sei un pagano, un ateo, perchè Dio fa memoria della tua retta intenzione, del tuo buon volere. (..) Al centurione Cornelio, il Signore si presenta come si è presentato alla Madonna, con tale confidenza, con tale empatìa, per cui l'altro lo riconosce subito, anche se l'altro non ha mai avuto rapporto diretto con Lui, non ha mai ascoltato il messaggio cristiano. (...) Poi interviene Pietro, il primo convertito, l'amante di Cristo, colui al quale il Signore ha affidato il compito di pascere tutte le Sue pecorelle ( pascere, che non è giudicare e nemmeno insegnare e tanto meno condannare), che ha una rivelazione grandiosa in preghiera: una grande tovaglia con tutti gli animali: quadrupedi di ogni specie, rettili, uccelli. La voce dall'alto gli dice: "prendi e mangia". "No, Signore - risponde Pietro -, io nella mia vita non ho mai toccato qualcosa di PROFANO e IMPURO". La tovaglia sale e riscende e l'invito si ripete ancora due volte. Pietro è ancora legato alla tradizione dei presbiteri del suo tempio! Tuttavia, dopo il terzo invito, l'apostolo constata, andando da Cornelio, che Dio gli ha fatto comprendere che nessun uomo è impuro, profano.

Voi qui trovate la rivelazione dell'IMMACOLATA CONCEZIONE di ogni uomo e di ogni donna della terra, di tutta l'umanità. Io personalmente credo che, con l'incarnazione di Cristo, tutti nascono innocenti! C'è poi la deformazione della nostra storia, per cui noi, dinanzi a tanto male, accusiamo Dio che non c'è o che è cattivo, perchè non interviene. Ma rendiamoci conto che Dio ci ha fatto liberi, come sè; e noi, invece di usare la libertà correttamente, per amare il nostro prossimo e dare la vita a beneficio dei nostri fratelli, organizziamo tutti i dispetti possibili nei loro confronti. Il male lo creiamo con il nostro egoismo! (..) Dio dice a Pietro, dopo avergli fatto questa rivelazione, di andare da Cornelio, anche se è pagano; e Pietro va, con tanta umiltà! E quando si trova sulla porta, dice:"Voi sapete che non è lecito per noi giudei avere a che fare con gli stranieri; ma Dio mi ha insegnato che nessuno è profano, nessuno è impuro.Tu sei come me, meglio di me. Io sono venuto a dirti solo chi è questo Dio che ti ritiene migliore addirittura di tutti i suoi apostoli. E quando Pietro entra, Cornelio si butta a terra in ginocchio, in venerazione, Ma Pietro scandalizzato gli dice: "Alzati, su, non sono un gerarca, un vescovo, un papa. Io sono come te!" E Cornelio si alza e gli dice che lui, i suoi parenti e i suoi ospiti sono riuniti per ascoltarlo. Allora Pietro, commosso, dice: "In verità, in verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze tra le persone e che ogni timorato di Dio, che opera la giustizia, a qualsiasi popolo appartenga, è ben accetto a Dio. Tutti uguali davanti al Signore!". La nostra UMANITA' è GRAZIA. Comunue ci si comporti . Perchè un uomo può anche essere perverso ( quanto male si fa in nome di una convinzione, di una ideologia), ma anche se è perverso, ha la possibilità di convertirsi. L'UOMO è CONVERSIONE. Egli ha la possibilità di rispondere alla sua coscienza, che grida contro l'azione cattiva e pretende l'atteggiamento benevolo verso i fratelli. Con l'affermazione di Pietro possiamo constatare che Dio si rivolge alla coscienza degli uomini. Il Signore è misericordioso, Cristo Gesù - che è Signore non perchè voglia comandare o essere l'Altissimo, ma perchè si è incarnato, si è fatto carne e sangue di ognuno di noi ed ha così perdonato tutti i nostri peccati - ha reso bambino ogni uomo e ogni donna. Ri - nasciamo perchè Gesù, Signore di tutti, non ha paura del nostro oltraggio, della nostra bestemmia, del nostro cuore cattivo; Egli vuole che tutti diventiamo buoni. Perdona i nostri peccati. Occorre, però, la nostra conversione. Solo Lui dona la pace, e la vera pace è quella interiore. Pace vuole dire AMORE, portare comprensione, compassione, misericordia, benevolenza a chi ne ha bisogno. In quel momento, Pietro, nel fare questa affermazione, si accorge che lo Spirito Santo scende non solo su Cornelio, ma anche sui suoi familiari, sugli amici che aveva chiamato. E dice: "Se lo Spirito Santo è già sceso, è giusto che io faccia subito il segno del battesimo!" E' meraviglioso. Lo Spirito Santo scende su di noi senza misura, su ogni carne . E allora Pietro, dinanzi ai preti giudaizzanti, scandalizzati, dice: "Cosa dovevo fare, se lo Spirito è sceso per conto Suo? Chi sono io per porre impedimento a Dio? E Francesco con lui: chi sono io per giudicare il fratello?
Bisogna rivoluzionare la Chiesa. La Chiesa non funziona. La Chiesa è diventata un'istituzione (un pò tutte le Chiese....). C'è la dottrina umana, il catechismo, la teologia, il codice di diritto canonico, la scienza dei preti (paràdosis presbiteròn). Ma la Chiesa è vera soltanto se c'è lo Spirito Santo e noi! Se siamo solo noi, siamo del tutto fallimentari, ci facciamo deridere!

Tenutasi presso la chiesa Cattolica di San Gennaro all'Olmo, nel centro di Napoli, il porof. Lucio Baglio ha presentato don Mariano Imperato, con la relazione dal titolo "L'accoglienza allo straniero", e il pastore Franco Mayer, con la relazione dal titolo "(IL SIGNORE)... che fa giustizia all'orfano e alla vedova, che ama lo straniero e gli dà pane e vestito".

Qui di seguito le due relazioni:

L'Accoglienza allo straniero" di don Mariano Imperato.

L’Europa si trova oggi di fronte ad una delle più serie crisi umanitarie dalla fine della Seconda guerra mondiale. Centinaia, migliaia di profughi si spostano dal Medio Oriente, dall’Africa e dall’Afghanistan. Non si può fermare l’attuale esodo dal Sud, dal Medio Oriente, se non si fa nulla per fermare i conflitti in corso. Le religioni possono fare molto per la pace. Possono incontrarsi, condividere e lavorare insieme, come si è cominciato a fare. I muri sono il passato, l’integrazione è il futuro.

Papa Francesco, vescovo di Roma, non condivide il rifiuto dei rifugiati (musulmani) in nome della difesa dell’identità cristiana. Lui si è mosso come un semplice cristiano con umanità e concretezza. «I profughi – ha detto - non sono numeri, ma persone». C’è un’umanità che non vuole costruire ponti e si rifugia nella illusione di innalzare recinti per sentirsi più sicura. Ma le barriere creano divisioni e poi scontri.

Noi cristiani dobbiamo riconoscere che troppo ci si è attardati solo in un dialogo ecumenico, diventato ideologico. C’è un ecumenismo da parte dei poveri i quali chiamano i cristiani all’unità.

Domani 3 maggio altri 101 profughi siriani arriveranno da Beirut a Fiumicino, grazie al progetto dei “corridoi umanitari”. Ormai non è più un esperimento, ma una realtà concreta che consente a persone in fuga dalla guerra e in “condizioni di vulnerabilità” di giungere in tutta sicurezza e legalmente, in Italia senza rischiare la propria vita nel Mediterraneo. Ad accoglierli, con Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, ci saranno il pastore Luca Maria Negro presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Paolo Naso della tavola Valdese, Mario Giro, viceministro degli Esteri e Daniela Pompei responsabile servizi immigrazione della Comunità di Sant’Egidio.

In questo contesto vogliamo riflettere sul testo biblico del Deuteronomio, insieme ad altri testi collegati al tema.

Conflitto e fraternità sono i due estremi del vivere gli uni contro gli altri o gli uni con gli altri. Il mondo in cui viviamo, non diversamente da quello descritto dalla Bibbia, si popola con facilità di nemici, gente considerata diversa e quindi nemica del mondo a cui ciascuno è abituato fin dalla nascita. Nei tempi di crisi, come il nostro, è quasi istintivo immaginare di vivere tra nemici reali o potenziali, che di volta in volta possono identificarsi con gli stranieri, con gli zingari, o con i poveri che ci chiedono l’elemosina, infastidendo la nostra fretta e il nostro perbenismo.

Ma veniamo al nostro argomento di questa sera.

Di fronte agli stranieri si hanno sempre delle difficoltà di rapporto, di accettazione e di integrazione. Lo straniero rappresenta l’altro da me, da noi, il diverso, in una società che si è costituita con una cultura, delle leggi e delle abitudini più o meno consolidate.

Spesso lo straniero proviene da situazioni di povertà, di guerra, di persecuzione politica o religiosa. È portatore di elementi culturali e religiosi che lo differenziano rispetto alla società di approdo. Tutto ciò può creare frizione, diffidenza, contrasto con la popolazione autoctona. Almeno in partenza i suoi diritti sono per lo più inferiori rispetto a quelli degli autoctoni, quindi la sua condizione di vita è generalmente precaria.

Non doveva essere diversa la situazione degli stranieri nei tempi della Bibbia. Anche allora le migrazioni erano frequenti, come del resto in ogni stagione della storia. Guerre, carestie, povertà, contrasti sociali e politici rendevano la migrazione un fatto normale in tutto il territorio del vicino Oriente Antico. Per questo la Bibbia si preoccupa frequentemente dello straniero, che facilmente poteva venire considerato una minaccia per la collettività assumendo a volte i tratti del nemico.

Vorrei fermarmi in particolare su alcuni testi del libro del Deuteronomio, che dedica una attenzione speciale alla situazione dello straniero e ai suoi diritti. Siamo in un periodo storico che va dal VII al VI secolo prima di Cristo. Già prima della sua distruzione, e del conseguente esilio a Babilonia, Gerusalemme aveva accolto un buon numero di stranieri provenienti dal regno del Nord occupato dagli assiri nel 721 a. C. Dopo l'esilio a Babilonia la situazione doveva essersi ancor più complicata e differenziata.

La città appariva molto composita. Gli stranieri non erano più solo gli appartenenti alle antiche tribù d'Israele. Tra di essi c'erano anche persone venute da altri paesi. Le continue guerre e le carestie costringevano molti a emigrare o a stanziarsi in un territorio per un certo tempo. La ricorrenza di leggi che invitano a rispettare il diritto degli stranieri fa pensare che la loro presenza doveva suscitare controversie e che essi erano facilmente oggetto di oppressione, disprezzo, emarginazione.

La Bibbia traduce di solito la parola ebraica che indica lo straniero, ger, con «forestiero», anche se si usano diverse parole per indicare quello che noi chiamiamo «straniero». I riferimenti più importanti allo straniero si trovano in Deuteronomio 10,18-19; 24,17-22; 27,19; ma ce ne sono anche altri. Proviamo a leggere i testi:

10,17-19: 17perché il Signore, vostro Dio, è il Dio degli dèi, il Signore dei signori, il Dio grande, forte e terribile, che non usa parzialità e non accetta regali, 18rende giustizia all'orfano e alla vedova, ama il forestiero e gli dà pane e vestito. 19Amate dunque il forestiero, perché anche voi foste forestieri nella terra d'Egitto.

24,17-21: 17Non lederai il diritto dello straniero e dell'orfano e non prenderai in pegno la veste della vedova. 18Ricòrdati che sei stato schiavo in Egitto e che di là ti ha liberato il Signore, tuo Dio; perciò ti comando di fare questo. 19Quando, facendo la mietitura nel tuo campo, vi avrai dimenticato qualche mannello, non tornerai indietro a prenderlo. Sarà per lo straniero, per l'orfano e per la vedova, perché il Signore, tuo Dio, ti benedica in ogni lavoro delle tue mani. 20Quando bacchierai i tuoi ulivi, non tornare a ripassare i rami. Sarà per lo straniero, per l'orfano e per la vedova. 21Quando vendemmierai la tua vigna, non tornerai indietro a racimolare. Sarà per lo straniero, per l'orfano e per la vedova. 22Ricòrdati che sei stato schiavo nella terra d'Egitto; perciò ti comando di fare questo.

27,19: 19«Maledetto chi lede il diritto del forestiero, dell'orfano e della vedova!». Tutto il popolo dirà: «Amen».

Innanzitutto si deve notare che lo straniero è sempre nominato insieme all'orfano e alla vedova. Essi rappresentano una parte della popolazione che vive nella povertà, non sempre e solo economica. Il Deuteronomio annovera anche lo straniero tra i poveri, perché fa comunque parte di coloro che hanno bisogno del sostegno della società in cui vivono.

I testi affermano che esiste un diritto dello straniero (Dt 24,17 e 27,19). Lo straniero non può essere trattato come una persona senza diritti perché proveniente da altro luogo ed estraneo alla cultura locale. C'è un diritto dello straniero come c'è un diritto del povero, per la cui difesa Dio interviene. L'insistenza su questo diritto e il comando di "non lederlo" fanno pensare a quanto fosse facile calpestare il diritto dello straniero o persino di non riconoscergli alcun diritto. Chi "lede" il diritto dello straniero viene maledetto, cioè non partecipa alla benedizione divina, alla vita che viene da Dio.

Non ho citato un testo che forse è il più antico, quello di Es 22,20-23: 20 Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d'Egitto. 21 Non maltratterai la vedova o l'orfano. 22 Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l'aiuto, io darò ascolto al suo grido, 23 la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani. Non si tratta di un’esortazione, ma di un comando che non lascia alternative. I verbi che si usano indicano una situazione di oppressione. Molestare si potrebbe rendere più fedelmente con trattare violentemente.

Ma la Bibbia sa che non basta appellarsi a un diritto superiore. Per questo cerca da una parte di venire incontro al bisogno materiale dello straniero, dall'altra di integrarlo nella comunità cittadina. Si deve fare di tutto perché lo straniero nei momenti di gioia non sia escluso dalla vita sociale, ma possa prendervi parte assieme ai membri della propria famiglia (Dt 16,1-8).

Esiste anche un bisogno materiale dello straniero. Il capitolo 24 propone una maniera concreta e accessibile a tutti coloro che possiedono anche solo un piccolo appezzamento di terra per rispondere al loro bisogno. Quando fai la mietitura, la bacchiatura degli ulivi o la vendemmia, non tornare a raccogliere quanto non hai raccolto la prima volta. Se è rimasto qualcosa lascialo per lo straniero, per l'orfano e per la vedova. Basta poco perché essi possano vivere. Bastano gli avanzi per mostrare almeno un po' di generosità verso coloro che non hanno.

Da dove viene il fondamento di questo diritto dello straniero? Il Deuteronomio dà due motivi concentrati ambedue nel capitolo 10. Il primo è il più forte, possiamo dire che è la fonte ultima del diritto: "Dio ama lo straniero e gli dà pane e vestito; amate dunque lo straniero…". È toccante questa frase, espressione dell'azione benevola e sollecita di Dio: "gli dà pane e vestito”. Cioè gli dà quanto è essenziale per ognuno. Dio non fa mancare il necessario a nessuno, al di là della sua appartenenza.

Dice il salmo 146: 7 rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati. Il Signore libera i prigionieri, 8 il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti, 9 il Signore protegge gli stranieri, egli sostiene l'orfano e la vedova, ma sconvolge le vie dei malvagi.

Quanta misericordia e benevolenza nell'amore di Dio! Non basta affermare un diritto, la Bibbia chiede di "amare", cioè di avere verso lo straniero lo stesso sentimento che si ha per il proprio familiare, per chi appartiene al proprio popolo, per evitare che diventi un nemico.

Un altro motivo che induce ad amare lo straniero è legato alla storia di Israele, all'amore che Dio ha manifestato al suo popolo: "perché siete stati stranieri nel paese d'Egitto". Una motivazione che si trova ben due volte negli altri testi: "ricorderai che sei stato schiavo nel paese d'Egitto". Dio ama lo straniero come ha amato Israele in Egitto liberandolo dalla schiavitù, perché la condizione dello straniero è la stessa di quella di Israele. Non ci sono confini né barriere etniche e culturali per l'amore di Dio. Esso è universale.

Bisogna dire, però, che questa apertura allo straniero non è senza contraddizioni. Negli stessi libri biblici c’è un’altra costante preoccupazione che riguarda la preservazione dell’identità di Israele: come mantenersi fedeli all’unico Dio e alle sue leggi in un mondo complesso e politeista.

Permangono così nel Deuteronomio, in modo quasi parallelo, due linee di tendenza, frutto di un problema comune a tutte le culture e ai popoli: come preservare la propria identità in un mondo multietnico e multireligioso?

Da una parte, il pericolo che lo straniero rappresenta per l’annacquamento della propria identità conduce alla contrapposizione con lo straniero, percepito come nemico, che diventa in taluni testi persino esigenza di eliminazione. Dall’altra si sente la necessità di una integrazione dello straniero nella comunità, pur non esigendo da lui l’assoluta osservanza di tutte le norme rituali. Il bisogno di integrazione si fonda sulla percezione dello straniero come un povero, quindi come qualcuno che necessita di aiuto, protezione e persino di amore. Nella quotidianità dei rapporti con lo straniero, la contraddizione permane.

Nel NT sembra risolversi alla radice la contraddizione perché viene eliminata l’idea stessa del nemico (cfr. Mt 5,43-48: 43Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. 44Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.).

Nello stesso tempo l’universalità della salvezza in Cristo crea un’unità di differenze non più contrapposte in cui nessuno più è straniero, ma tutti possiamo essere familiari di Dio (cfr. Ef 2,19: Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio).

Mentre costatiamo che in molte parti del mondo diminuisce la disponibilità a conservare la convivenza pacifica tra persone di cultura e religione diversa, dobbiamo ricorda che da secoli gli uomini aveva imparato a rispettare chi era di fede diversa, come in Medio Oriente. Dinanzi a persone violente, rovinate dal fanatismo religioso, c’è una sfida da raccogliere unendo tutte le forze della società, per spenderci a favore della pace tra religioni e culture.

La piccola esperienza dei corridoi umanitari, l’esperienza dell’associazione “Genti di pace” della Comunità di Sant’Egidio ci spingono a progettare in maniera intelligente e coraggiosa la convivenza di persone di religione, cultura e lingua diverse, se vogliamo continuare ad essere una società libera, aperta e pacifica. I muri che separano e rendono nemici, devono cadere.

 

 

Franco Mayer ( pastore valdese) “(Il SIGNORE) … che fa giustizia all'orfano e alla vedova, che ama lo straniero e gli dà pane e vestito” (Deut. 10.18)

Saluti e ringraziamenti

Spesso, trovandomi a parlare con persone che sanno che sono un pastore riformato, ministro di un culto diverso, mi viene posta una domanda: ma qual è la Vera religione?

Ebbene, sfido chiunque a dare una risposta più esaustiva di quella fornita dalle Scritture: "La religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni, e conservarsi puri dal mondo" (Gc 1,27).

Usando dei termini ricorrenti in questi tempi di crisi, possiamo dire che l'orfano e la vedova, insieme allo straniero, rappresentano le categorie disagiate delle Scritture.

Innumerevoli sono le citazioni di queste figure nell’AT, e tutte sono riferite alla necessità dell’accoglienza e della solidarietà da parte di Israele.

Osserviamo ad es. il carattere umanitario di Dt 24,19-20: “ Se, mietendo il tuo campo, vi avrai dimenticato qualche covone, non tornerai indietro a prenderlo; sarà per lo straniero, per l'orfano e per la vedova, affinché il SIGNORE, il tuo Dio, ti benedica in tutta l'opera delle tue mani” … “Quando scoterai i tuoi ulivi, non tornerai per ripassare i rami. Le olive rimaste saranno per lo straniero, per l'orfano e per la vedova”.

Non a caso YHWH, nel v. guida di oggi, YHWH ci mette la faccia. La sua presa di posizione, ci interroga e ci inquieta.

Pare sentire la voce dell’Eterno che ci dice: “Chi sei tu, uomo piccolo e limitato, che non agisci con misericordia verso il tuo fratello più sfortunato, più bisognoso?”.

 

Soccorrere chi è nello stato di bisogno diventa dunque una priorità nel credente, e se torniamo alla affermazione di Giacomo con la quale abbiamo esordito, il pensiero a subito a Isaia 1 11,17:

11 «Che m'importa dei vostri numerosi sacrifici?», dice il SIGNORE;

«io sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di bestie ingrassate;

il sangue dei tori, degli agnelli e dei capri,

io non lo gradisco.

12 Quando venite a presentarvi davanti a me,

chi vi ha chiesto di contaminare i miei cortili?

13 Smettete di portare offerte inutili;

15 Quando stendete le mani, distolgo gli occhi da voi;

anche quando moltiplicate le preghiere, io non ascolto;

le vostre mani sono piene di sangue.

16 Lavatevi, purificatevi,

17 imparate a fare il bene; cercate la giustizia,

rialzate l'oppresso, fate giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova!

Queste parole ci a riflettere sul modo in cui viviamo la nostra fede…. la nostra (?) è una vita di fede fatta di enunciazioni e riti o di azioni concrete che testimonino il cambiamento che c’è stato in noi con l’avvento della Grazia?

Gesù stesso ci ha lasciato la testimonianza che l’annuncio del Regno di Dio debba essere accompagnato da fatti e non realizzato solo a parole.

Questa sera, guarda caso, per sviluppare la riflessione intorno a queste tematiche, ho scelto un episodio notissimo dal vangelo di Luca: la risurrezione del figlio della vedova di Nain (v. Luca 7, 11-17).

 

GESÙ’, LE VEDOVE E GLI ORFANI.

Nei suoi itinerari intorno alla Galilea, Gesù si trovò appunto nella condizione di soccorrere una vedova ed un orfano.

Gesù, col suo seguito, si trova alle porte della città di Nain e si rende conto che si portava a sepoltura era figlio unico di una vedova.

Stando ai pregiudizi religiosi del tempo (dottrina della prosperità) quella donna era considerata una reietta da Dio: in Israele, per una donna, rimanere vedova era considerata una maledizione tale da essere messi al bando.

Essendo rimasta vedova da giovane, quella donna poteva essere tristemente considerata un “monumento dell’emarginazione”, con l’ulteriore aggravante che la morte di quel figlio rappresentava non solo la fine del suo unico sostegno per il presente, ma la perdita della sua unica speranza per un futuro dignitoso, del suo l’unico interesse ed amore reale.

Nella sua concisione, Luca ci dice: “Il Signore, vedutala, ebbe pietà di lei e le disse: «Non piangere!»”.

Gesù sapeva cosa fare.

Nel suo agire si sente l’eco di Ex 3,7 in cui YHWH “sente il lamento del suo popolo” e interviene. Non a caso Luca arditamente indica Gesù come il Signore, ADONAI. Infatti, Gesù opera verso la donna con le compassioni di YHWH ed agisce senza conformarsi al pensiero religioso corrente. Gesù non si fa frenare dai pregiudizi, perché in Lui la carità prevale su tutto.

Con il suo intervento Gesù dimostra attenzione e compassioni per la vedova e per l’orfano…. due categorie disagiate delle Scritture.

Il suo intervento è risolutivo sotto diversi aspetti: cosmico:

• ristabilisce una sorte di naturale: sono i figli che secondo logica debbono portare i genitori a sepoltura:

• riabilita la donna Av livello sociale. La presunta maledizione è stata spezzata.

Ecco dunque questo episodio come vede schierato Gesù dalla parte della vedova e dell’orfano.

A questo punto qualcuno mi chiederà …e lo Straniero???

 

GESÙ’ E GLI STRANIERI

Quale era la posizione di Gesù a riguardo?

Innanzitutto VA FATTA UNA PREMESSA: va detto che in Israele, da sempre, lo straniero era considerato IL NEMICO per antonomasia….perché?

Perché lo straniero era visto come nemico di YHWH, per eccellenza, in quanto mancante del timore di Dio, come sintetizza il salmista: «Ricordati che il nemico ha oltraggiato il SIGNORE e che un popolo stolto ha disprezzato il tuo nome (Ps 74,18)».

Dunque, le Scritture dell’antico Israele testimoniano una tensione (che definirei tensione tra il pensiero umano e pensiero divino):

• da un lato ci presentano un YHWH che raccomandava largamente l’accoglienza dello straniero (come nel nostro versetto guida e tutti i suoi paralleli),

• dall’altro ci propongono Israele, immemore del suo essere stato straniero in terra straniera «Mio padre era un Arameo errante; scese in Egitto, vi stette come straniero (De 26,5b). Dunque, un Israele non solo immemore, ma anche fortemente ostile verso i popoli stranieri a causa della loro empietà di cui sopra: «SIGNORE, non odio forse quelli che ti odiano? E non detesto quelli che insorgono contro di te? Io li odio di un odio perfetto; li considero miei nemici (Ps 139, 21s)».

Israele, dunque, considerava lo straniero un nemico a prescindere da tutto.

Tornando ai tempi di Gesù, le attese messianiche vedevano il Messia come un liberatore a 360°, come testimoniano le parole di Zaccaria in Lc 1, 69ss: «(Il Signore) ci ha suscitato un potente Salvatore nella casa di Davide suo servo, come aveva promesso da tempo per bocca dei suoi profeti; uno che ci salverà dai nostri nemici e dalle mani di tutti quelli che ci odiano».

Ma i vangeli quale testimonianza trasmettono della posizione di Gesù verso gli stranieri?

Gesù si dimostrò accogliente con gli stranieri,

• quando non si scandalizzò davanti alla richiesta di udienza dei Greci (Gv 12,22);

• nel colloquio con la donna cananea (Mc 7, 24, ss/Mt 15,21ss) o Sirofenicia;

• quando non disdegnava di attraversare territori pagani come Tiro, Sidone e la Decapoli (v.Mc 7) o la Samaria (Gv 4,4s) e di operare miracoli in quei territori;

• quando guarì il servo del centurione da Cafarnao (Mt 8,5ss).

• a proposito di Centurione, prende una grossa valenza teologica in Mc 15,39 e par. il fatto che alla sua morte di croce, è uno straniero (un centurione) a dichiarare: «Veramente, quest'uomo era Figlio di Dio!».

 

GESÙ’ E I SAMARITANI

Una riflessione a parte la merita il rapporto di Gesù con i Samaritani, un rapporto così articolato che per ingiuriarlo, i Farisei lo additarono, appunto come Samaritano: “I Giudei gli risposero: «Non diciamo noi con ragione che sei un Samaritano e che hai un demonio?» (Gv 8,48).

In effetti, come testimonia l’evangelista Giovanni i Samaritani non avevano relazioni con Israele (Gv 4,9c). Al tempo di Gesù, l'ostilità fra Giudei e Samaritani era viva: i Samaritani venivano considerati scismatici, se non veri e propri pagani, e Gesù stesso (Mt 10,5) proibisce ai suoi discepoli di predicare in città samaritane, a causa delle ostilità cui sarebbero andati incontro. Probabilmente questa indicazione fu data per motivi di opportunità, ma nei fatti Gesù non dimostrò alcuna avversione verso di loro, anzi:

• E’ ad una donna (!!!!) samaritana a cui rivela di essere il messia atteso (Gv 4, 25s)

• Nella parabola dl Buon Samaritano contrappone la pietas di uno straniero alla aridità dei religiosi del suo tempo (Lc 10, 30ss);

• Nel caso di un miracolo di guarigione multipla di lebbrosi, è unicamente un Samaritano che gli esprime riconoscenza (Lc 17, 11ss).

Dunque, stando alle testimonianze dei Vangeli, possiamo affermare che dal piano salvifico di Gesù non erano esclusi gli stranieri. Credo sia opportuno ricordare come pure stranieri erano i Magi d’oriente che adorarono un Dio che non conoscevano (v. Mt 2,11).

 

GLI STRANIERI NEGLI ALTRI TESTI DEL NT

Anche in altri testi del NT troviamo l’abbattimento delle frontiere per gli Stranieri:

• Atti 10: Pietro è inviato ad evangelizzare un straniero, il Centurione Cornelio. A seguito della conversione di questi e della sua famiglia si verifica l’effusione dello Spirito santo su tutti i presenti, creando una sorta di sconcerto generale: “E tutti i credenti circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliarono che il dono dello Spirito Santo fosse dato anche agli stranieri, 46 perché li udivano parlare in altre lingue e glorificare Dio (v.45), tanto che Pietro non potette fare altro che impartire loro il Battesimo (v. 48) innestandoli nel novello Israele. E’ importante evidenziare come in questa sorta di accoglienza dello Straniero lo Spirito ne rimarchi la dimensione trinitaria: nell’AT YHWH esorta, nel NT Gesù la pratica nei fatti e lo Spirito la conferma.

• Negli scritti apostolici spesso ricorre il motivo dell’accoglienza e dell’assimilazione dello straniero, non volendo fare una lunga enumerazione mi limito a due citazioni dalla Lettera San Paolo ai Romani: (Rm 1,16) “ Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; del Giudeo prima e poi del Greco”. (Rm 10,12) “Poiché non c'è distinzione tra Giudeo e Greco, essendo egli lo stesso Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano”. Dunque, tutta la testimonianza del NT può essere mirabilmente rinchiusa in queste parole di Pietro in At 10,45: “Allora Pietro, cominciando a parlare, disse: «In verità comprendo che Dio non ha riguardi personali; 35 ma che in qualunque nazione chi lo teme e opera giustamente gli è gradito»”.

 

ATTUALIZZAZIONE

Mi sia consentita una brevissima appendice di attualizzazione: in questi tempi di crisi d più parti spesso si sbandierano a sproposito le cosiddette “radici cristiane d’Europa”. Ebbene, in una situazione politico sociale dove le classi meno abbienti sono sempre più schiacciate dalle lobby economico finanziare e dove il profugo, lo straniero sono considerati nemici e carne da sfruttare, sia opportuna una forte presa di posizione da parte dei cristiani di tutte le denominazioni affinché le frontiere (specialmente quelle del cuore) restino aperti. Osteggiare persone che bussano alle porte della culla della Cristianità occidentale e magari ricacciarle nell’inferno da cui tentano di salvarsi è immorale…. Sono peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio”…. GRAZIE.

 

L'incontro ha avuto luogo nel cuore di Napoli, nella chiesa di San Gennaro All'Olmo, all'angolo tra Spaccanapoli e San Gregorio Armeno: un gioiello! raggiungere la chiesa è stato bello per tutti i partecipanti, nonostante una pioggerellina fitta abbia "rinfrescato" la passeggiata. L'introduzione di Lucio Baglio ha permesso a Mons. Mariano Imperato di prendere la parola e suggerire i seguenti spunti: Paolo ha saputo che nella comunità cristiana di Roma i convertiti dal giudaismo e dal paganesimo rischiano di contrapporsi. I primi erano rimasti legati alle loro tradizioni ebraiche mentre quelli provenienti dal paganesimo non sapevano nulla di tutto questo; alcuni di loro magari ricordavano usanze delle loro tradizioni pagane. Noi conosciamo bene, anche per esperienza personale quanto non sia scontato il rispetto della diversità, non giudicare o disprezzare chi segue tradizioni religiose diverse. La tolleranza non è qualcosa di scontato. C’è chi non mangia carne – dice Paolo e mangia solo legumi e c’è invece chi la mangia; c’è chi fa differenza fra i giorni della settimana e chi li giudica tutti uguali. E tutto questo facilmente genera contrapposizioni, giudizi. E Paolo dice: ricordiamoci che apparteniamo tutti al Signore. Ponete l’attenzione su ciò che è fondamentale: la giustizia, la pace e la gioia nello Spirito Santo. Fatevi servitori di Cristo in queste cose. Cercate ciò che porta alla pace e alla edificazione vicendevole. Noi sappiamo quanto nelle chiese evangeliche la lettera ai Romani sia stata tenuta presente rispetto a dei punti fondamentali nelle discussioni teologiche a seguito della Riforma. Forse oggi possiamo sentirci più liberi nel non perseguire una radicalizzazione delle posizioni, cercare l’incontro piuttosto che la contrapposizione. Tanti passi sono stati compiuti negli ultimi tempi. Ricordiamo solo gli ultimi: l’incontro di papa Francesco con la tavola valdese che sabato hanno ricambiato la visita in Vaticano; l’incontro fra il patriarca ortodosso russo Kirill e Francesco nell’isola di Cuba; e il prossimo incontro per i 500 anni fra la Chiesa Cattolica e la Federazione Luterana Mondiale per commemorare il 500.mo anniversario della Riforma che cade nel 2017, in “uno spirito di responsabilità ecumenica” – come ha detto il segretario generale della Federazione rev. Martin Junge – lavorando “per la riconciliazione fra luterani e cattolici” e si operi “per la giustizia, la pace e la riconciliazione in un mondo lacerato dai conflitti e dalla violenza”. Lo Spirito opera nelle Chiese o ognuno di noi, col bagaglio delle sue abitudini religiose buone, non faccia resistenza a questo cammino. Questo lo dico perché so di resistenze nella Chiesa cattolica, non so delle chiese evangeliche. Mi colpiscono le parole di Karl Barth che nel suo commento alla lettera ai Romani, proprio riguardo a questo capitolo 14 dice: “ancora una volta la corsa zelante dei propri partigiani è fermata … La libertà di Dio! Una vita libera che sembra essere la conseguenza che si deduce dalla scoperta sconcertante della libertà di Dio”. Il significato dei primi versetti – accogliete chi è debole nella fede … chi sei tu che giudichi? – dice ancora Barth – è la comunione … l’autentico discepolo di Paolo non si pone davanti a loro nell’atteggiamento dell’accusatore e del critico, ma sta dietro a loro, informandosi con simpatia delle loro “posizioni”. Ma non è quello che noi stiamo facendo e vivendo? Rendiamo grazie a Dio! Mi colpisce ancora una sua affermazione: La libertà nella prigionia di Dio! Cioè se noi ci facciamo prigionieri del Signore, diventiamo liberi: liberi di ascoltare senza pregiudizi, di accogliere, di fare un pezzo di strada insieme e soprattutto di non giudicare. Non disprezzare, non condannare. Dio conserva la comunione con l’altro, Dio conserva la comunione con l’uomo per pura misericordia. E allora chi può giudicare se non Dio solo. Perché dunque tu ti permetti di giudicare, perché sei tu che disprezzi? Sappi che colui che tu disprezzi è “il tuo fratello!”. Non vi è nessun motivo di rompere la comunione, anzi vi è ogni motivo di conservare la comunione. Tutti compariremo davanti a Dio così come siamo. Riconosciamo la libertà di Dio e della sua azione. Noi possiamo vedere nel debole, nel debole nella fede, soltanto Cristo, soltanto il fratello. E noi sappiamo che noi pensiamo di essere i forti nella fede, è l’altro il debole nella fede! Ma Paolo dice non solo di non condannare il fratello, ma evitare anche di dargli “occasione di inciampo e di scandalo. Noi dobbiamo fare la pace – e qui mi riferisco ai versetti 19-23 – la pace di Dio, la pace nella libertà che è ance libertà del prossimo. Non vi è pace senza reciproca edificazione. Nonostante le differenze la fede c’è, sia nei “deboli” che nei “forti”. Noi non apparteniamo a noi stessi, ma al Signore, siamo sua proprietà. Tante volte per affermare l’oggettività di una nostra affermazione, offendiamo la carità, dimenticando che l’oggettività non è superiore alla carità. Il fratello da non scandalizzare è colui per il quale Cristo è morto in croce. Si tratta allora di inseguire la pace e aspirare a tutto ciò che crea la pace e contribuisce alla pace. E così servire alla edificazione reciproca e alla costruzione dell’ecclesia, dei chiamati. Ma non è questa la strada che stiamo percorrendo anche noi, parte di una storia più grande che i cristiani stanno scrivendo? Siamo chiamati alla pace, non a uno sguardo corrosivo, giudicone verso gli altri. La pace è la giovinezza e la libertà del mondo. La pace è nella comunione benevolente tra le parti diverse. Bisogna praticare il “non giudicare” di Gesù: questo è un cambiamento profondo che occorre fare per ognuno. Giudicare tanto non fa crescere gli altri, ma fa crescere disprezzo e pessimismo. Penso che questo noi lo abbiamo fatto gli uni verso gli altri. Ma una nuova stagione siamo chiamati a vivere. Paolo chiede di accogliere l’altro. Il fratello non va giudicato, ma accolto con benevolenza. L’abitudine a giudicare, ad essere aspri, a misurare l’altro con se stesso e con i propri principi, porta a disprezzare. L’egocentrismo si difende con il disprezzo. Pensiamo alla parabola che Gesù dedica ad “alcuni che presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri. Guardiamo il bello nella vita del fratello e della sorella, guardiamo il bello nelle chiese sorelle. Non solo le critiche o la voce alzata a cambiare gli altri. Ma è l’attrazione al bene. Bisogna innescare un circuito di attrazione al bene. Teniamo lontano dal cuore la durezza e l’asprezza contro l’altro, il giudizio e la maldicenza. Dice Paolo sempre nella lettera ai Romani: “amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda” (12,10) L’amore ha bisogno di stima e l’amore si deve appoggiare su punti di stima. Questa mi sembra la realtà di quello che abbiamo cominciato a vivere. E siamo contenti di continuare su questa strada. Successivamente il Pastore Verrillo ha tracciato questo percorso: Paolo scrive la lettera ai Romani intorno al 58 d.c.. Pare che nel tempo di un anno abbia scritto tre importantissime lettere , che costituiscono un vero e proprio evento per la teologia cristiana intera : I e II Corinti e Romani. L'intento dell'epistola ai Roamani era quello di far conoscere, da parte di Paolo ed i suoi più stretti collaboratori, il suo pensiero a questa comunità da lui non fondata e quindi non conosciuta. Per Paolo era importante farsi accettare dai Romani, il suo programma era quello di ottenere, con l'appoggio della comunità romana, la possibilità, anche economica , di potersi recare nella penisola Iberica e di li proiettarsi con il suo messaggio in nord Europa. Sappiamo che questo ambizioso progetto non gli riuscì, morì martire a Roma. Tuttavia , secondo alcuni commentatori, sembra che di fatto Paolo, grazie alla comunità di Roma, raggiunse la penisola Iberica , per poi farvi ritorno in tempi brevi per cause non ben precisate ( malattia, difficoltà economiche, costumi e linguaggio completamente diversi ,.. altro ). Non potendo operare una esegesi puntuale del capitolo in esame , non è questa la sede, mancando del tutto il tempo disponibile, è possibile, comunque, fare riferimento ad una interessante ermeneutica della pericope così come individuata dal verso 1 al verso 11. All'interno di questa pericope la prospettiva ermeneutica coglie almeno due “ orizzonti di senso “ : a) il verso 5 , che recita : uno stima un giorno più di un altro ; l'altro stima tutti i giorni uguali ; sia ciascuno pienamente convinto nella propria mente. Prima di affrontare una qualunque critica alle due categorie forte / debole , Paolo richiama , con autorità apostolica ( ! ), l'attenzione dei fedeli sull'agire con coscienza ( ciò sarà ulteriormente confermato nel verso 23 ) . Il XX secolo si è caratterizzato per un vivace e spesso polemica ri-flessione sulla coscienza cristianamente intesa. Già dalla più che sanguinosa “ prima guerra mondiale “…. molte correnti filosofiche , ( sulla scia dell' attacco di Nietzsche al cristianesimo della sua epoca ma con argomenti certamente più congruenti ), tra cui esistenzialismo ( almeno alcuni suoi autori ) e neo – razionalismo , sottopongono ad una forte critica il concetto di “ coscienza in ambito cristiano “ . Il collasso etico che ha investito , ed ancora investe, le generazioni del XX secolo, è imputato da filosofi come , Heidegger , Adler, Popper e tanti altri …., alla metafisica cristiana , in particolare al modo di vivere “ secondo coscienza “ del cristiano . L'accusa è chiara : “ Il Cristianesimo di Paolo, Agostino ed altri , hanno ridotto la coscienza a semplice volontà del singolo , ovvero a semplice esecuzione di parole d'ordine, sia esse divine o umane, … la coscienza è stata ridotta ad una relazione comando – obbedienza . Viceversa , la vera coscienza non deresponsabilizza, non annulla affatto la responsabilità personale , essa , relativamente alle sue decisioni , va approfondita ( il verbo è presente nella traduzione della Bibbia di Gerusalemme- per il verso 5 -ma non testualmente presente nella versione greca )... costantemente criticata. Inoltre la vera coscienza è per sua stessa natura anticonformista ! “ Se si esclude il serio problema che questi filosofi leggono “anche” la Bibbia con la lente della “ metafisica platonica e neo – platonica “ criticando ferocemente simile precomprensione . La loro critica non va sottovalutata , il cristianesimo ha bisogno di un serio e profondo ri – flettere su cosa e come intendere oggi la “ coscienza “ . Come già detto, nella società del perfetto “ collasso etico “ non è possibile rifiutare un confronto con queste critiche , ne va della nostra credibilità oltre che del nostro futuro ! b) i versi 7 e 8 ,recitano : Nessuno di noi infatti vive per se stessi e nessuno muore per se stesso ; perché se viviamo , viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo per il Signore. Sia dunque che viviamo o che moriamo, moriamo per il Signore. Per Paolo Dio governa la nostra vita e la nostra morte. L'atteggiamento dell'uomo contemporaneo verso la morte è molto contraddittorio : o se ne ha paura oppure si conduce la propria esistenza come se non si dovesse mai morire ….Alcuni filosofi propendono per “ l'essere per la morte “ , per cui vita e morte si “ coappartengono” ma si corre il grave rischio di non riuscire a distinguere l'una dall'altra ! Per Paolo anche la morte può intendersi come dono di vita perché intesa come “ ritorno al padre “ Sulla scorta di questi due “ orizzonti di senso “, appare più chiara la critica di Paolo a tutti coloro si affrontano sul terreno delle due categorie : forti – deboli. Per l'Apostolo è una distinzione inaccettabile, prima di tutto perché : 1) nell'ambito di una risposta appropriata ( e la risposta è appropriata solo se espressa in piena e corretta coscienza …. ) alla grazia di Dio , in Cristo c'è libertà, più libertà di quanto si pensi…. 2) Paolo esige che all'interno della comunità vi sia posto per entrambi le pratiche, perché il divario tra esse non ha senso se non sono in gioco i “ principi fondamentali della cristianità” e i suoi limiti sono accettabili. Questo perché le pratiche differenti hanno una comune radice : sono fatte con lo scopo di onorare Dio e affidarsi a Lui nella vita e nella morte ! 3)Così come è altrettanto inaccettabile la reciproca condanna a seguito di un giudizio . Colui che giudica corre il grave pericolo della “ idolatria di se “ , ovvero arrogarsi di quanto appartiene solo a Dio. Inoltre “ … tutti compariremo davanti al tribunale di Dio “ …. sarebbe proprio il caso che ognuno si preoccupi per se stesso. ! Il prossimo appuntamento è per il 4 aprile 2016, nella chiesa valdese di via dei Cimbri, su Luca 4, 14 e seguenti (l'opera dello Spirito Santo). Relatori: monsignore Mariano Imperato (Comunità di sant'Egidio) e pastore Leonardo Magrì ( Chiesa Valdese). INFINE, è imminente la pubblicazione degli Atti del Convegno su Malattia e Fede (28.11.2015) e il S.A.E. ne darà comunicazione immediata a soci e simpatizzanti.

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Studio biblico 22.02.2016

Il gruppo locale S.A.E. di Napoli, promuove un nuovo studio biblico interconfessionale dedicato al Salmo 51 (Miserere) che si terrà lunedì 22 febbraio 2016, ore 18.30, a Salerno, c/o la parrocchia di Santa Maria del Rosario di Pompei, via Generale La Marmora,10 - in Mariconda.

Relatori:

don Angelo Barra (presbitero cattolico, già presidente del Consiglio Regionale delle Chiese Cristiane della Campania)
dott. Antonio Squitieri (pastore metodista, già vice-presidente del Consiglio Regionale delle Chiese Cristiane della Campania)

L'incontro salernitano è molto significativo, poiché suggella quel "gemellaggio" tra noi ed il gruppo S.A.E. di Salerno, operante da tempo sul territorio, che è stato caldeggiato a lungo dalla presidentessa del S.A.E. nazionale ed è stato entusiasticamente accolto dal comitato del nostro gruppo locale.

Aggiornamento: l'incontro a Salerno è rimandato a causa della indisposizione di uno dei relatori. La data è da definirsi e seguiranno ulteriori notizie.

 

Studio biblico 07.03.2016

Continuando la consueta scansione mensile, il gruppo locale S.A.E. di Napoli propone uno studio biblico interconfessionale da tenersi nella chiesa di San Gennaro all'Olmo (nei pressi della chiesa di San Gregorio Armeno) che si terrà lunedì 7 marzo 2016 alle 18:15. Il testo di riferimento è l'Epistola ai Romani 14, 10 e seguenti ("Non giudicare").
 
Relatori:
don Mariano Imperato
pastore Giuseppe Verrillo

 

Conferenza pubblica 10.03.2016

Il gruppo S.A.E. di Napoli è stato invitato da don Pino di Luccio (in Cappella Cangiani, viale Ignazio di Loyola 51), ad una conferenza pubblica che il prof. Zakovitch (Università Ebraica di Gerusalemme) terrà il 10 marzo c.a., alle 18.30. Presto riceveremo la locandina dell'evento e pubblicizzeremo adeguatamente sede e tema di questa lodevole iniziativa ecumenica.

Oggi il caro Paolo Ricca compie 80 anni. Il freddo dato cronologico soddisfa l'esigenza biografica, ma è contraddetto dalla vitalità e dall'infaticabile impegno di questo intellettuale, appassionato biblista e promotore del dialogo ecumenico.

Paolo è disponibile al confronto con tutti e pronto a misurarsi con qualsiasi tema, poiché ritiene che la conoscenza non sia un dato acquisito, ma qualcosa che va continuamente migliorato, alla luce degli studi e della relazione con gli altri.

A lui giungano gli auguri più fervidi da parte del gruppo S.A.E. di Napoli, che spesso ha avuto il piacere di ascoltarlo, ricavando dai suoi interventi un prezioso contributo sulle radici della fede.

 

Il giorno 14 gennaio 2016, presso la parrocchia dei Salesiani Sacri Cuori di Gesù e Maria in via Dalbono a Portici, si terra l'incontro con il dott. Paolo Ferrara della Comunità Ebraica di Napoli, sul tema della Misericordia nell'Antico Testamento.

Questo evento si inquadra in una serie di iniziative proposte dai Salesiani di Portici sul tema della Misericordia, che vedrà coinvolti in una calendarizzazione progressiva, rappresentanti di varie confessioni religiose. Questa iniziativa in particolare viene realizzata in collaborazione con il gruppo SAE di Napoli.

L'incontro avrà inizio alle 18:45

Il giorno 11 gennaio 2016, presso la Chiesa Valdese di via dei Cimbri a Napoli, si terrà lo studio biblico interconfessionale che verterà sul tema dell'ETICA DELL'IMPEGNO, a partire dalla lettura del libro di Giona.

Relatori:
Rav. Dott. Umberto Piperno, Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Napoli
Prof. Paolo Ricca, docente della Facoltà Teologica Valdese di Roma.

L'incontro avrà inizio alle ore 18

Sabato 19 dicembre è deceduta all’Ospedale san Camillo di Roma, per le complicazioni insorte a seguito di un aneurisma carotideo, la professoressa Rosanna Ciappa, che è stata tra i soci fondatori del gruppo locale S.A.E. di Napoli.

Laureata in Lettere moderne presso l’Università “Federico II” di Napoli, ha poi insegnato in quell’Ateneo “Storia del Cristianesimo e delle Chiese”, concentrando i suoi interessi soprattutto sulla “Storia dell’evangelismo italiano” e sulla “Storia della ricerca critica e dell’esegesi biblica tra Ottocento e Novecento”, con particolare riferimento al modernismo cattolico di area francese e al protestantesimo liberale. Figura di spicco della cultura partenopea e donna di convincimenti religiosi ben radicati, ha partecipato con grande passione e competenza, sin dagli Anni Settanta, al dibattito sui temi sociali più caldi, filtrati sempre alla luce della Parola contenuta nelle Sacre Scritture. Si è altresì prodigata nell’animare il dialogo interconfessionale e interreligioso, contribuendo con i suoi preziosi consigli alla nascita del gruppo locale S.A.E. di Napoli.

Il SAE - gruppo locale di Napoli organizza, in collaborazione con la Fondazione Betania, un convegno su Malattia e Fede. L'evento avrà  luogo c/o l'hotel Terminus, nella giornata di sabato 28 novembre c.a., e sarà  strutturato in una doppia sessione. Vi parteciperanno teologi di varia confessione e denominazione, docenti universitari, medici, psichiatri e testimoni sul campo. Siete tutti cordialmente invitati.

N.B. La sede del convegno è  situata a 30 metri dalla stazione centrale.

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Programma delle attività del S.A.E- gruppo locale di Napoli per l'anno sociale 2016/2017. Lunedì 26 settembre 2016, Chiesa della Riconciliazione, ore 18.30 - Caserta, studio biblico interconfessionale. Relatori: S. E. Vescovo Raffaele Nogaro- Pastore Giovanni Traettino. Testo: Atti 10, 36 (Gesù, il Signore di tutti) Mercoledì 26 ottobre 2016, Pontificia Facoltà Teologica Italia Meridionale - sezione San Tommaso ,ore 15.30, convegno su "Lutero e la Riforma ( prof. Paolo Ricca e docenti della PFTIM). Lunedì 14 Novembre 2016, Basilica di San Lorenzo- Napoli. Relatori: don Edoardo Scognamiglio- dr Paolo Ferrara ( membro della comunità ebraica di Napoli). Testo: Matteo 5,45 e riferimenti dell'Antico Testamento ( " ama il tuo prossimo come te stesso"). Sabato 26 Novembre 2016, sede di via Partenope dell' Università Federico II ( 9/12.30; 14/16.30), convegno su: "Relazioni ed emozioni per curare: un approccio integrato alla guarigione". Lunedì 9 Gennaio 2017, chiesa metodista di Salerno, ore 18.30 via Manzella 29 ( Torrione). Relatori: dr Stefania De Vita ( biblista cattolica) - pastore Antonio Squitieri. Testo Galati 5, 16/26: " camminate secondo lo Spirito". Modera prof Romano Meloro. Lunedì 13 febbraio 2017, chiesa Luterana di Napoli, via Poerio. Romani 8, 9-17: "Abbiako ricevuto lo Spirito, per mezzo del quale gridiamo: Abba', Padre". Relatori: don Gaetano Di Palma ( vicepreside PFTIM) - pastora Kirsten Thiele ( Luterana). Lunedì 13 Marzo 2017, San Gennaro all'Olmo, ore 18.15. Relatori: don Mariano Imperato ( Comunità di Sant'Egidio - pastore Davide Malaguarnera ( avventista). "Il settimo giorno si riposo' : Legge o Evangelo" testi di riferimento: genesi 2,3; esodo 20, 10-11; Ezechiele 20,12; Matteo 12, 1-14. Lunedì 8 maggio 2017, San Gennaro all'Olmo, ore 18.15. Relatori: pastore Giuseppe Verrillo ( comunione della Chieda Apostolica e delle Chiese Libere)- don Mariano Imperato (comunità di Sant'Egidio). " I deboli e i forti nella fede: un tema sempre più di attualità". Testi di riferimento: Ep. Paolo ai Romani 14,1/15,13; Corinzi 8, 7-13; Colossesi 2, 16-23; Timoteo 4,3-5. Il responsabile del gruppo locale di Napoli Lucio Baglio.